Siviglia, la regina dell’Andalusia

di Valentina

Sono stata talmente tante volte in Spagna che ormai ne ho perso il conto. L’ho visitata in lungo e in largo e sono finalmente pronta a stilare la mia personale classifica delle città più belle. Il primo posto lo conquista Siviglia. La prima volta che la visitai, circa 10 anni fa, rimasi folgorata dalla maestosità di Plaza de España, dalle dimensioni della Cattedrale, dai colori vivaci delle ceramiche disseminate nei giardini Maria Luisa, dagli edifici stretti tra loro nel centro storico, uniti da vele bianche per proteggere i viandanti dal sole. La seconda volta ogni impressione è stata riconfermata, arricchita e amplificata dai sapori della cucina iberica e dai suoni coinvolgenti del flamenco. 

Immagine di Raffaele

Il primo giorno del nostro tour Plaza de España ci avvolge in un abbraccio, con la sua struttura semicircolare da 170 m di diametro. Un fiumiciattolo solcato da barche a noleggio la percorre, insinuandosi tra ponti, torri e lampioni ricoperti da maioliche colorate, le cui tinte vivaci e la meticolosità dei dettagli hanno su di me un effetto ipnotico. Sono 48 le panche che seguono l’andatura della piazza, come le province spagnole, tutte finemente decorate e infilate una nell’altra in un riuscito gioco prospettico. Percorriamo le scalinate che portano alla balconata, da cui abbiamo una vista d’insieme dell’arena. In lontananza si ode un rumore di tacchi, una chitarra, un canto. Un’esibizione di flamenco prende vita sotto i nostri occhi in una rovente giornata di fine agosto, scandita dal ritmo dello zampillo della fontana centrale, al cospetto di centinaia di turisti.

Immagine di Raffaele

Per qualche minuto ammiriamo incantati i passi della ballerina, veniamo catturati dall’intensità del suo sguardo e rapiti dall’energia nostalgica delle parole intonate, prima di proseguire il nostro giro cittadino. La direzione è quella del Real Alcazar. Avendo acquistato il biglietto in anticipo (sul sito ufficiale al costo di 29 euro), saltiamo la fila, attraversiamo la Puerta del Leon e in pochi minuti siamo all’interno del palazzo. Per prima cosa visitiamo gli appartamenti tutt’oggi in uso alla famiglia reale. L’impressione è quella di un mix tra una classica residenza reale occidentale, con stanze d’ispirazione british e rinascimentale, e un sultanato con tappeti, arazzi e archi moreschi. Ritrovo tanti elementi architettonici visti nel recente viaggio marocchino: patii incorniciati da colonne, vasche corredate da giardini, elementi moreschi e un’infinità di coloratissime maioliche. Particolarmente bello ai miei occhi risulta il Cortile delle Vergini. Adornato di archi in stile islamico e con una grande fontana al centro, è circondato da portici e completato da un piano superiore dal gusto rinascimentale.

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Attraversiamo corridoi, stanze e cortili in un continuum di arte e storia, prima di giungere ai giardini e ai Bagni di Donna María de Padilla, suggestive camere di raccolta di acqua piovana. Quello che mi piace è la stratificazione di epoche ed espressioni artistiche differenti che permea l’Alcazar, tutta Siviglia e direi l’intera Andalusia. Elementi gotici, romanici e poi rinascimentali, si sommano a quelli mudejar, ottenendo un’amalgama stupefacente. Dopo un tour di quasi tre ore è tempo di pranzo. Scegliamo una delle bancarelle del mercato di Triana per una degustazione di tapas accompagnate da una cerveza locale. Nel pomeriggio scopriamo l’altra attrazione imperdibile di Siviglia: la Cattedrale. Acquistiamo il biglietto in loco al prezzo di 12 euro, comprensivo di salita sulla Giralda.

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Mentre progettavano la costruzione di questo edificio religioso, la storia popolare racconta che i canonici dissero: “Facciamo una chiesa così grande che chi la vedrà scolpita ci prenderà per pazzi”. E forse avevano ragione. È la chiesa più grande di Spagna e la terza al mondo (dopo San Pietro a Roma e Saint Paul a Londra). Gli ambienti interni sono tanti e diversi: si va dalla tomba di Cristoforo Colombo, alla raccolta di oggetti sacri, oltre, naturalmente, agli spazi dedicati alle funzioni religiose e alla preghiera. Una cancellata introduce alla Cappella Reale dove sono sepolti alcuni reali. Tanti i tabernacoli che si snodano lungo le cinque navate e particolarmente pregevole l’organo a canne. Uscendo dalla Cattedrale saliamo sull’antico minareto, la Giralda. L’esperienza è meno faticosa di quanto potrebbe sembrare, data l’assenza di scale, sostituite da rampe, come nella torre gemella vista a Marrakech. Mentre saliamo la città si apre sotto i nostri occhi: i tetti delle case, la Plaza des Toros, il fiume, il parco Maria Luisa.

Immagine di Raffaele

Se è vero che le città viste dall’alto hanno una magia speciale, è altrettanto bello restare con i piedi per terra, per calarsi nelle atmosfere locali. Lo facciamo visitando le stradine pedonali del centro storico che ci conducono fino al Metropol Parasol, una struttura futuristica in legno chiaro, dalle cui terrazze si gode una veduta privilegiata sulla città.

Noi ci siamo stati all’ora del tramonto, prima di una cena informale, divertente e indimenticabile all’Abaceria del Postigo, nei pressi della Cattedrale. Un giovane ristoratore italiano ci accoglie con una cucina ‘espressa’ in cui tutto viene preparato e composto al momento, sotto i nostri occhi, con prodotti di prima scelta, mentre sorseggiamo una strepitosa sangria. Dopo qualche simpatica trattativa (anatra sì, anatra no…) e i suggerimenti del proprietario, scelgo un panino con pulled pork, dei salumi locali non paragonabili a nulla di ciò che abbiamo in Italia e un peperone ripieno di formaggio cremoso. Tutto buonissimo, il conto giusto, l’ambiente davvero ‘comfy’. L’unico neo è lo spazio di dimensioni ridotte (noi abbiamo mangiato sul bancone), quindi se volete cenare lì prenotate in anticipo. 

Il giorno seguente i ritmi più rilassati ci consentono di sostare a lungo nel Parco Maria Luisa, puntellato da panchine maiolicate, forziere per fontane e cascate, completato dagli edifici realizzati per l’esposizione iberoamericana del 1929, oggi sedi del Museo archeologico e del Museo di arti e costumi popolari. 

Immagine di Raffaele

A passo lento costeggiamo il fiume Guadalquivir incontrando sul nostro percorso la Torre dell’oro, così caratteristica nella sua pianta a 12 lati, e la Plaza de Toros, dall’emblematica forma ovale e dalla magnifica facciata in stile tardo barocco spagnolo. 

Immagine di Raffaele

Rientriamo nel nostro appartamento posizionato nel quartiere Macarena, circondato dalle cinte murarie e rappresentato dall’omonima chiesa, dove il candore del bianco è interrotto dai dettagli giallo ocra. Il nostro itinerario termina nell’eclettica zona dell’Alameda de Hércules, piena di negozi, bar e ristoranti dal fascino bohémien, nonchè uno dei punti di riferimento della movida. Qui le statue di Ercole e Giulio Cesare sorvegliano dall’alto delle loro colonne i sivigliani e i turisti che, come noi, passeggiano divertiti nella notte andalusa.

Quando andare: in qualsiasi periodo dell’anno, tranne nei mesi estivi, quando fa decisamente troppo caldo. 

Come raggiungere Siviglia: dalle principali città italiane partono voli diretti per Siviglia. L’aeroporto è ben collegato al centro cittadino con bus di linea. La città è ben integrata nella rete ferroviaria e in quella terrestre ed è quindi facilmente raggiungibile da altre città spagnole.

Cosa vedere e come? Consigliatissimi: Plaza de Espana (accesso gratuito)

Cattedrale e Giralda: biglietto a partire da 12 euro da acquistare in loco

Real Alcazar: biglietto comprensivo di appartamenti reali al costo di 29 euro, da acquistare in anticipo sul sito ufficiale, scegliendo l’orario d’ingresso per gli appartamenti reali.

Parasol: biglietto al costo di 15 euro da acquistare in loco.

Consigli extra: usate le ferrovie Renfe per raggiungere Cordoba in meno di un’ora.