di Valentina
Più selvaggia di Ibiza, più accogliente di Formentera, più informale di Maiorca, Minorca è l’isola della Baleari che mi ha conquistato per quella magica alternanza di acque turchesi e terreni brulli anticipati da cancelli in legno, spiagge quasi inaccessibili e cittadine eleganti, godute in una vacanza di fine agosto in compagnia dell’amico di mille avventure. Ci sono arrivata con un volo da Siviglia in serata, dopo un complicato atterraggio, a causa di una forte turbolenza abbattutasi sull’intero arcipelago. Abbiamo impostato la vacanza in questo modo: due notti a Mahòn e le successive quattro a Cala Blanca, vicino Ciutadella, in modo da visitare entrambi i versanti dell’isola e il maggior numero possibile di spiagge.

Il primo giorno a Minorca prendiamo un bus di linea per raggiungere Son Bou: oltre due chilometri di sabbia bianca e sottile, quasi del tutto libera, lambita da acque trasparenti e fondali bassi. Trascorriamo l’intera giornata in questa località, frequentata prevalentemente da famiglie con bambini, per la sua conformazione e per i numerosi servizi offerti in termini di attività acquatiche, ristoranti e snack bar, dislocati in prossimità della spiaggia.

Nel tardo pomeriggio rientriamo in hotel, ci cambiamo velocemente e raggiungiamo il centro di Mahòn. La città si snoda in verticale, tra la parte inferiore del porto e quella superiore, collegate tra loro da un ascensore oppure da una lunga scalinata. Partiamo dall’alto, dalla città vecchia, ricca di edifici in stile georgiano e una fortezza, che rivelano l’influenza inglese. L’imponente Pont de Sant Roc, costruito nel 1359, e poi rinforzato nel 1535 dopo l’incursione turca, faceva parte delle mura medioevali della città di Mahón. Costituita da due imponenti torri, il portale è l’unico retaggio dell’antica cinta muraria. Giriamo tra le chiese, le piazze e curiosiamo tra i tanti negozi delle strade del centro, prima di affacciarci sul belvedere, con veduta sul porto incorniciato da un tramonto rosa, e scendere verso la parte inferiore della cittadina.

Lungo la passeggiata di Baixamar incontriamo caffè e ristoranti, nonchè piccoli pescherecci e imbarcazioni turistiche, strette tra yacht imponenti e velieri eleganti. La parte più bella è senza dubbio quella verso levante, dove si possono vedere ancora le vecchie case dei pescatori con le grandi porte arrotondate. Notiamo Illa Llatzaret, con le vestigia architettoniche del suo passato, come il llatzaret da cui prende il nome (costruito ai tempi di Carlo III ed utilizzato come luogo di reclusione per i lebbrosi, anche se il suo aspetto lo fa sembrare più una fortezza che un centro sanitario). Subito dopo Ill Llatzaret troviamo Illa Plana, che svolgeva la funzione di lazzaretto prima dell’isola sorella, già nel tardo medioevo. Nel 1900, per garantire un migliore isolamento ai malati, quella che era una penisola venne trasformata nell’Illa Llatzaret, grazie alla costruzione del Canal de Sant Jordi che l’ha separata definitivamente. Scegliamo uno dei tanti locali a disposizione per una cena a base di paella (che purtroppo non ci ha convinto del tutto) e sangria. La passeggiata prosegue in tarda serata e l’idea che ci facciamo di Mahòn, e in generale di Minorca, è quella di un luogo abbastanza tranquillo, più adatto per un turismo familiare, a differenza delle altre isole Baleari…e per una volta va bene così.

Il giorno seguente scegliamo altre spiagge dislocate nel sud dell’isola per trascorrere una giornata che si preannuncia nuvolosa già dalle prime luci del mattino. Ma ciò non prima di aver fatto colazione con la ensaimada, dolce tipico a forma di girella, ripieno di crema.

Nel primo pomeriggio ci spostiamo, sempre con un bus di linea, nella zona nord di Minorca, a Cala Blanca, dove pernottiamo all’hotel Sagitario Playa. Giunti in albergo, una bella struttura con piscina esterna e piccola spa interna fruibile gratuitamente, noleggiamo lo scooter su cui passeremo ore e ore nei giorni a seguire. Da qui arriva il mio primo consiglio di viaggio: noleggiate un’automobile! Noi non credevamo che l’isola fosse così grande, inoltre, su vari blog, avevamo letto delle difficoltà di parcheggio nei pressi delle spiagge e quindi avevamo optato per un due ruote. Tuttavia i tragitti si sono rivelati davvero lunghi (fino a un’ora) e abbiamo sofferto il freddo, soprattutto nei nostri spostamenti serali, quando la temperatura non superava i 20 gradi.

La prima sera sul versante nord dell’isola, dopo una buona cena a buffet (abbiamo scelto la mezza pensione), andiamo a scoprire Ciutadella, l’antica capitale di Minorca. Mi piace subito il centro storico ricco di edifici ottocenteschi in pietra chiara e tufo, con il palazzo del municipio illuminato, quasi a proteggere il porto dall’alto. L’esplorazione inizia dalla piazza principale, Plaça d’es Born, con un obelisco al centro, prosegue in Carrer Ses Voltes, la caratteristica via dello shopping nel cuore della città vecchia, interrotta da piazze, raccordo per le viuzze laterali, e termina al porticciolo, zona ricca di bar e ristoranti. É qui che scopro la pomada, praticamente un gin lemon in versione granita, caratteristico ed esclusivo dell’isola, di cui mi innamoro al primo sorso. Da quella sera è divenuta prassi, dopo cena, scappare a Ciutadella per una pomada.

La mattina seguente torniamo in centro per godere di una visita approfondita della città e ammirare all’interno la cattedrale, una magnifica chiesa quattrocentesca in stile gotico catalano con facciata barocca, costruita dove un tempo sorgeva la moschea centrale di Medina Minurka. Durante la nostra camminata ci imbattiamo negli eleganti palazzi che fiancheggiano le vie del centro, come Palazzo Torresaura, Vivò, Olives, il Palazzo del Conte di Sauro e quello Satort, quest’ultimo visitabile anche all’interno, seppur con orari molto ridotti. É ora di pranzo e optiamo per un bocadillo farcito con jamon serrano. Guardo il banconista mentre lo farcisce e scopro il segreto di tanta bontà: il pomodoro solo spremuto sul pane per ammorbidirlo.

Già dal pomeriggio ritorniamo a quella che è l’attrazione principale dell’isola: il mare. Da subito ci rendiamo conto che a Minorca non puoi scegliere la spiaggia dove andare, in un certo senso è la spiaggia a scegliere te. Mi spiego meglio: la prima regola da seguire nell’esplorazione della sua costa è controllare il meteo e in particolare i venti. L’isola è esposta alla tramontana che soffia da nord e quindi bisogna scegliere le cale riparate dal vento dominante. Ad esempio, quando soffia da nord, è meglio optare per le spiagge sulla costa sud, come Cala Galdana o Son Bou. Al contrario, se il vento viene da sud, le spiagge del nord, come Cala Pregonda, saranno più riparate e piacevoli. Nei giorni seguenti, orientandoci in base al meteo, visitiamo Cala Macarella, un’incantevole spiaggia sabbiosa incastonata in una insenatura a U e fiancheggiata da alti dirupi, ricoperti da una fittissima vegetazione mediterranea. Seguendo un sentiero nella vegetazione si può raggiungere la più piccola Cala Macarelleta. Tuttavia noi ci fermiamo alla prima, considerando che già per arrivare fin qui abbiamo dovuto percorrere a piedi un tratto di quasi due chilometri.

Poi è il turno di Cala Turqueta, famosa per l’incredibile colore azzurro delle acque che la bagnano. È una spiaggia sabbiosa divisa in due da una lingua di rocce basse, che mantiene un aspetto selvaggio nonostante sia molto frequentata. Un buon compromesso tra chi cerca natura e comodità è Cala Morell, un mix di sabbia e ciottoli all’estremità di un’insenatura a forma di L, fiancheggiata da brulle scogliere, situata vicino a un centro abitato, capace di fornire servizi di vario tipo.

Ampia e sabbiosa, Cala Algaiarens offre acque trasparenti e uno splendido ambiente naturale. Si compone di due spiagge: la prima che incontriamo, nonchè la più grande, è Es Tancats, divisa in due da bassi scogli rocciosi. Poco distante si trova la più piccola e discreta Es Bot, entrambe allo stato selvaggio e prive di servizi. Anche in questo caso, per arrivarci, ci tocca il solito tragitto a piedi, immersi nella natura della macchia mediterranea.

Per chi cerca la comodità, sento di consigliare Cala en Bosch, a poca distanza da Ciutadella e in prossimità del centro abitato affollato da residence, hotel, bar, minimarket e ristoranti. Tuttavia le spiagge più selvagge sono anche le più belle, come ho subito compreso e convinzione che ho rafforzato grazie a un colpo di fulmine con Son Saura, decisamente la mia baia preferita di tutta Minorca. Immaginate 300 metri di finissima sabbia bianca e rosa, lambiti dalle acque più trasparenti che possiate immaginare e un fondale basso. La paragonerei alle spiagge che ho amato di Cuba, se non fosse per la macchia mediterranea che la circonda e la pineta che dobbiamo attraversare per arrivarci dal parcheggio.

Un’altra cala che merita una menzione speciale è Cap de Cavalleria. Lasciamo lo scooter nel parcheggio in terra battuta, camminiamo per 10 minuti, prima di trovarci al cospetto della spiaggia rossa incorniciata dalle alte scogliere. Il tempo di un tuffo e riprendiamo il nostro mezzo in direzione del vicino faro, uno dei sette dell’isola. Il panorama lo potete immaginare: mare a perdita d’occhio e colline leggere che degradano in acque turchesi.


Impressioni sull’isola.
E’ un’isola faticosa: le distanza sono considerevoli, l’accesso al mare è spesso difficoltoso e richiede cammini di centinaia di metri, in alcuni casi si arriva a superare il chilometro. Eppure è frequentatissima da famiglie con bambini piccoli, i cui genitori sono diventati i miei eroi.
Le spiagge più belle non offrono alcun servizio quindi portatevi dietro acqua e cibo, altrimenti resterete senza.
Non c’è una grande movida, più che altro bar e ristoranti.
