di RosaMaria
Sicuramente, in questo periodo dell’anno, in tanti di voi stanno pensando al posto dove trascorrere le prossime vacanze estive. Chi sceglierà il mare, ma non ha ancora le idee chiare, leggendo questo articolo, non avrà più dubbi sulla meta: il Gargano, conosciuto anche come lo sperone d’ Italia…un magnifico promontorio che si allunga tra l’ Adriatico e i monti della Daunia, in provincia di Foggia. Conoscere questo territorio significa tuffarsi in acque cristalline, scoprire baie di fine sabbia bianca o di piccoli ciottoli, ammirare coste che scendono a picco sul mare, inoltrarsi nella foresta umbra con i suoi alberi secolari e cascate, esplorare borghi, luoghi sacri, laghi costieri, restare affascinati dai trabucchi, antiche macchine da pesca , alcuni ancora in funzione, dove poter gustare un ottimo aperitivo, affacciati sul mare, all’ora del tramonto.

Il mio tour inizia da Mattinata, una delle località più suggestive del promontorio; si trova tra due colline e digrada dolcemente verso il mare con gradoni coltivati ad olivo, mandorli e fichi d’India. Ho prenotato, per 2 notti, presso il B&B Apulia, che si trova proprio nel centro storico, in Corso Matino, caratterizzato da case bianchissime. Ho raccolto tante notizie e ho fatto una wish-list per non perdermi le attrazioni della “Farfalla del Gargano”. Il primo giorno lo dedico alla visita delle spiagge e calette. Raggiungo la Baia delle Zagare, la Cala della Pipa, e la Cala della Cattedrale, luoghi dove la pace e la natura incontaminata sono predominanti; poiché la costa è piena di grotte marine, accessibili solo via mare, è possibile fare un giro in barca, con escursioni organizzate, o si può optare per un noleggio di una piccola imbarcazione, in modo da godere della costa selvaggia, ricca di anfratti naturali, faraglioni, come quelli della Baia di Mergoli, tra Mattinata e Vignanotica.

Vi arrivo attraverso “il sentiero dell’amore” ovvero il trekking panoramico che si inerpica tra i pini e la macchia mediterranea che conduce all’insenatura: resto incantata dalle alte falesie, dalla spiaggia di ciottoli bianchi e dai due faraglioni conosciuti come “L’ Arco di Diomede” e “Le forbici”, considerati il simbolo del Parco Nazionale del Gargano. A vederla, capisco come mai sia tra le spiagge più amate e celebri del Gargano messa, così com’è, tra il mare cristallino, le rocce bianche e la ricca vegetazione. Dopo un bel bagno, ritorno verso casa dove mi aspetta una doccia ed un’ottima cena, presso il ristorante “Locanda del Maniscalco”, a base di prodotti tipici, di prima qualità, che rappresentano una vera e propria leccornia per il palato. La serata la trascorro passeggiando nello “Junno” ovvero il dedalo di vicoli circondati da case e qualche antico palazzo; qui non c’è la movida degli altri centri balneari, ma si può godere la pace e la tranquillità alla luce di lampioni dove le tortore hanno fatto i loro nidi.

Il secondo giorno ho deciso di trascorrerlo a Vieste. Mi sto spostando in auto e,perciò, ho pensato di raggiungere il posto attraversando la Foresta Umbra anziché prendere la strada litoranea. Nel 2017, quest’area, così detta per l’ombra cupa dove, in alcuni punti, non arriva il sole, è stata riconosciuta come Patrimonio UNESCO. La vegetazione è ricca di antichi faggi, lecci, cerri; vi sono diversi sentieri per il trekking e la e-bike, cascate e laghetti. Mai avrei immaginato un luogo così lussureggiante! Ho anche la fortuna di scorgere una capra selvatica che mi attraversa la strada.

Dopo circa un’ora, esco dalla Foresta e mi dirigo verso “La Perla del Gargano”. La scorgo da lontano appollaiata com’è su un promontorio roccioso a picco sul mare. Per godere a pieno del suo centro storico, mi incammino tra i vicoli, delimitati da archi medievali, che un tempo ospitavano i ghetti dei negozianti ebrei e che oggi sono occupati da attività di ogni tipo. Visito la Cattedrale di Santa Maria Assunta, dell’ XI secolo, e mi avvio, attraverso una stretta stradina, dall’altro lato del paese, verso il Castello Svevo. Dalla posizione privilegiata in cui mi trovo, posso godere di un paesaggio davvero affascinante: da un lato, la Marina Piccola, dall’altro, la spiaggia del Castello dove si trova il famoso monolite di roccia conosciuto come Pizzomunno, il simbolo di Vieste, costruito intorno al 1884 e alto 25 metri. Somiglia a un razzo perché lo scultore locale che lo progettò era un appassionato di mezzi spaziali. Dopo aver lasciato la strada panoramica ed aver attraversato i caratteristici vicoli, scorgo il Castello costruito, nel 1242, da Federico II di Svevia come avamposto a difesa della cittadina da cui partivano le mura di cinta per proteggere il borgo. Attualmente, l’accesso non è consentito, ma da qui si gode di una vista incredibile sulla spiaggia della Scialara e sul Pizzomunno.

Attirata dal profumo che proviene dai locali di ristorazione, disseminati ad ogni angolo, e, considerata l’ora, mi fermo per gustare una zuppa di pesce che qui chiamano ciambott’. Per valorizzarne la freschezza, il pesce, i molluschi e i frutti di mare sono preparati con semplicità, ma, vi assicuro, il sapore è unico anche grazie all’ottimo olio del Gargano. Scendo verso la spiaggia del Castello per godermi il sole pomeridiano, passeggiare sulla sabbia fine e attendo il tramonto per ammirare la costa, il mare, le case che, per un gioco di luci, si colorano di tonalità tra il rosso e il rosa. Soddisfatta da tanta bellezza, ritorno verso il B&B, ma, lungo la strada, dal momento che non è ancora buio, faccio tappa a Pugnochiuso, una splendida baia che mi accontento di guardare dall’alto perché si trova all’interno di una struttura turistica e, quindi, è accessibile solo attraverso il resort o via mare.

La mia ultima serata a Mattinata, la trascorro in tranquillità, perché domani parto,di buon mattino, per l’ultima tappa del mio viaggio garganico: Peschici, a circa un’ora di auto. Raggiungo il B&B Quattro Stagioni, dove mi accoglie una gentilissima host che mi dà una serie di dritte per vivere al meglio questo suggestivo borgo marinaro, arroccato a 90 metri a picco sul mare. Il tempo di sistemare la valigia e sono pronta per un primo assaggio del centro storico con gli stretti vicoli scavati nella roccia, botteghe, locali tipici, spettacolari viste sul mare, laboratori di artisti e piccole scale che conducono verso la baia. La cittadina conserva ancora l’influsso degli arabi che si intravede nelle antiche case bianche con il tetto a cupola. Il panorama che si gode dalla baia è straordinario con il paese in alto, di fronte l’Adriatico, ad est la piccola spiaggia dello Jalillo. Un fenomeno singolare, per un paese della costa adriatica, è vedere il sole sorgere e tramontare sul mare. La mia permanenza sarà di più giorni perciò ho la possibilità di fare anche un po’ di mare, spostandomi tra le diverse baie. Quella che diventa il mio posto preferito è la Baia di Calalunga, a qualche chilometro dal borgo. E’ un vero paradiso con la spiaggia di sabbia fine e l’acqua cristallina che si allunga tra 2 scogliere con sentieri immersi nella macchia mediterranea. Il lido attrezzato, il parcheggio, il selfservice sono il valore aggiunto per chi non vuole rinunciare alle comodità.

Peschici è famosa anche per i trabucchi; con largo anticipo, ho prenotato un aperitivo al trabucco di Mimì Ottaviano per godere dei prodotti tipici, del tramonto e, soprattutto, per scoprire come è fatta questa macchina da pesca. Si trova in località San Nicola e, posso affermare, senza ombra di dubbio, che qui ho vissuto una delle esperienze più belle del mio vagabondare! L’atmosfera è magica con il sole che tramonta davanti a me, mentre gusto un aperitivo preparato con passione e, in chiave innovativa, da Mimì Ottaviano, accompagnato da buona birra artigianale. Insomma, venire in questo posto è vivere momenti indimenticabili che occuperanno un posto speciale nella mia memoria visiva e gustativa!

Questa parte d’Italia mi ha davvero emozionata con il suo alternarsi del verde dei boschi del promontorio e il blu del mare cristallino che ne bagna le coste. Un territorio montuoso, brullo, a tratti incontaminato, con bianche spiagge, insenature , falesie e calette, ma anche ricca di storia, di antiche testimonianze, di luoghi di culto, di itinerari naturalistici, di prodotti enogastronomici da assaggiare assolutamente …insomma è un altro pezzo di puzzle della nostra penisola sempre pronta ad incantarci e meravigliarci.

Consigli utili: Il Gargano è molto visitato dalla primavera all’autunno ma è soprattutto l’estate ad attirare un gran numero di villeggianti. Io vi sono stata a giugno e a settembre, quando la folla di turisti va scemando e si ha l’opportunità di godere con calma le bellezze del territorio. Se amate le orchidee, vi consiglio di fare una capatina a Mattinata tra il 25 e il 28 aprile nei giorni di “Orchidays” per conoscere le 100 varietà di orchidee selvatiche attraverso percorsi naturalistici immersivi.

Come arrivare: In auto con l’autostrada A 14, uscire ai caselli di Poggio Imperiale, per chi arriva da nord e deve raggiungere la zona nord del Gargano; uscire al casello di Foggia per chi proviene da sud e deve raggiungere la zona sud del Gargano; con l’autostrada A 16 Napoli- Bari, uscita Foggia.
In bus: con autolinee che collegano il Gargano con le principali città italiane.
In treno: fino a Foggia e utilizzare uno dei tanti bus che collegano il capoluogo con le varie località.
Cosa mangiare: la gastronomia dello sperone d’Italia offre innumerevoli piatti tipici; oltre alle classiche orecchiette, freselle, caciocavallo podolico, si può gustare la zuppa di pesce alla rodiana, la tiella di campagna, le pettole, gli strascinati. Tra i dolci, vi sono le ostie ripiene e pasticcini di mandorle di ogni tipo. Al ristorante “3 archi”, di Peschici ho mangiato la salicornia o asparagi di mare.