Dalla città di Dante a quella del Santo

di RosaMaria

“Siede la terra dove nata fui su la marina dove ‘l Po’ discende per aver pace co’ seguaci sui”. Questi nostalgici versi, pronunciati da Francesca da Rimini nel V canto dell’Inferno, si rincorrevano da tempo nella mia memoria, spingendomi a visitare, prima o poi, Ravenna, l’ultimo rifugio di Dante Alighieri, l’asilo più conveniente presso Guido Novello da Polenta, mecenate del Sommo poeta che morì in questa città tra il 13 e 14 settembre del 1321. Perciò, se anche voi amate il padre della letteratura italiana, non potete non percorrere, insieme a me, i luoghi in cui fu composta la terza Cantica della Divina Commedia attraverso una passeggiata nel centro storico dell’ex capitale bizantina.

La prima tappa è la tomba di Dante, progettata alla fine del ‘700, che accolse le sue spoglie che erano custodite nel convento di San Francesco, da dove i frati francescani le trafugarono per metterle al riparo dai fiorentini e dai napoleonici. Rimasero nascoste fino al 1865, poi ritrovate e sistemate nel sarcofago di marmo, dove sono tuttora contenute, all’esterno del convento. Dal 1908 una lampada votiva arde ininterrottamente nel tempietto di stile neoclassico. Accanto alla tomba si trova il Quadrarco di Braccioforte dove, al tramonto, una campana suona tredici rintocchi a lutto per ricordare la scomparsa del poeta.

La seconda tappa del nostro tour ci porta alla vicina Basilica di San Francesco, tra le più antiche di Ravenna, databile intorno al V secolo d.C.: saremo attratti dalla suggestiva cripta allagata a causa della subsidenza, un fenomeno geologico che ha fatto abbassare molti altri edifici storici in vari punti cittadini; solitamente è buia, ma basta un euro per illuminarla. La Basilica si visita gratuitamente tutti i giorni, compresi il sabato e la domenica.

Lasciati i luoghi danteschi, visitabili gratuitamente, ci concentriamo sugli edifici dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità, nel 1996, ammireremo i preziosi mosaici custoditi negli antichi edifici paleocristiani e bizantini che testimoniano l’importante ruolo politico e religioso che la città, eletta per tre volte capitale, ha avuto verso la fine del mondo antico. Prima di incamminarci faremo il biglietto unico “Ravenna mosaici”, del costo di euro 10,50, che comprende i 5 monumenti inseriti nella mia wishlist. Resteremo stupiti dalla maestosità della Basilica di San Vitale, una perfetta sintesi di arte paleocristiana e bizantina, a pianta ottagonale, circondata da un bel prato; resteremo con il naso all’insù di fronte agli affreschi della cupola, al mosaico parietale con il Cristo sul Globo che dà la corona a San Vitale, avremo quasi timore a calpestare i pavimenti decorati con un labirinto, metafora della ricerca della salvezza.

A pochi metri da qui troveremo il Mausoleo di Galla Placidia; dall’esterno non si direbbe quello che di splendido ci riserva l’interno con i meravigliosi mosaici che rappresentano il cielo stellato. Sull’ingresso spicca il Cristo Buon Pastore, mentre, nella parte inferiore, si trovano le tre tombe: di Galla Placidia, del marito e del fratello. A circa un quarto d’ora di cammino, scorgeremo la Basilica di Sant’ Apollinare Nuovo che custodisce il più grande ciclo musivo al mondo. Davanti alle pareti ricoperte di mosaici dorati, illuminati dalla luce del sole, si resta senza fiato: nella fascia più in alto è rappresentata la vita di Gesù, in quella centrale la vita di Santi e Profeti, in quella inferiore il Palazzo di Teodorico.

Il nostro itinerario prosegue verso il Duomo, ovvero la Cattedrale della Risurrezione costruita in stile barocco. Un portico maestoso introduce nell’interno ampio a tre navate. Saremo colpiti, soprattutto, dalle cappelle laterali e da quella del Santissimo Sacramento. Anche questo sito si può visitare gratis tutti i giorni, compresi i festivi. Proprio accanto al Duomo, circondato da un giardino, possiamo visitare il Battistero Neoniano o degli Ortodossi, a pianta ottagonale. Tra tutti i battisteri realizzati tra il IV e V secolo, nel Mondo antico Occidentale ed Orientale, è quello meglio conservato. I vivaci mosaici che ricoprono le pareti interne ci colpiranno per la luminosità come a richiamare il passaggio dall’ombra alla luce, grazie al rito del battesimo. Guardando in alto, scorgeremo il mosaico del Cristo che riceve il battesimo nelle trasparenti acque del Giordano. L’effetto della trasparenza è ottenuto esclusivamente con la superba tecnica del mosaico.

Colpiti da tale bellezza, che resterà impressa nella memoria e nelle decine di foto scattate, siamo pronti per l’ultima tappa del nostro sorprendente tour in questa città unica che ha avuto ben otto riconoscimenti UNESCO. Sto parlando della Cappella Arcivescovile o di Sant’ Andrea, un monumento di natura ortodossa costruito durante il regno di Teodorico; la pianta è a croce, il vestibolo è di marmo nella parte inferiore mentre, in alto, è ricco di mosaici di straordinaria unicità.

Avviandoci per l’elegante centro cittadino non potremo fare a meno di pensare che, in questo caso, “vidi cose che ridire né sa né può chi di là su discende” …tanto per citare il Sommo poeta con la cui tomba abbiamo iniziato la nostra passeggiata ravennate. Si sa, non si vive solo di ineffabile bellezza, perciò, se vi è venuta fame, potete allungarvi in via IV Novembre, a La Piadina del Melarancio dove, in un ambiente vintage, vi rifocillerete con un’ottima piadina tradizionale o composta secondo i vostri gusti. La nostra escursione si è limitata al solo patrimonio artistico-architettonico e culturale della bella città romagnola, ma ci sono tante altre cose che si potrebbero aggiungere: i borghi medievali, le spiagge, le pinete, il parco del Delta del Po, ma vi andremo un’altra volta.

Io sono arrivata a Ravenna con un treno regionale proveniente da Bologna, perciò, se vi resta del tempo, potete fermarvi a Padova giusto per un salto alla Basilica del Santo e alla Cappella degli Scrovegni.

Un puntuale bus di linea ci ferma nei pressi della piazza dove si erge, bella ed imponente, la Basilica di Sant’Antonio, qui chiamato solo il Santo, patrimonio UNESCO dal 2021. Fu iniziata nel 1232 per custodire la tomba del frate francescano morto l’anno prima. Ci colpiranno l’ampia piazza con il monumento equestre del Gattamelata, la facciata, a capanna romanica, di 28 metri, le arcate, la nicchia con la statua del Santo, le tre porte bronzee, le otto cupole, in stile bizantino, che richiamano la Basilica di San Marco, a Venezia. Qui hanno lavorato Donatello, Mantegna, Parodi ed altri valenti artisti. L’interno ci accoglierà con il gruppo marmoreo di Sant’Antonio in gloria, l’elegante altare maggiore, la Cappella della Tomba, detta anche Arca, la cappella del Tesoro che custodisce le reliquie, tra cui la lingua del Santo.

Appena si entra, sulla sinistra, resteremo incantati dalla dolcezza della Madonna Mora che sorregge con il braccio un paffuto Bambino.

La Basilica è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00, con un biglietto di ingresso di euro 7 per tre siti.

Ci avvieremo alla nostra seconda tappa non prima di aver sorseggiato un ottimo caffè al Pedrocchi, il più antico e famoso locale storico di Padova. Attraverseremo Prato della Valle, la seconda piazza più grande d’Europa con un’isola verde centrale circondata da un canale e da decine di statue. Ci fermeremo in piazza Eremitani per ammirare uno dei capolavori assoluti dell’arte mondiale: la cappella degli Scrovegni dal nome di una ricca famiglia del posto che aveva accumulato un’immensa fortuna con l’usura. Enrico Scrovegni, figlio di Reginaldo, con la costruzione dell’opera intendeva strappare il padre dalla punizione del Purgatorio e meritarsi lui stesso il Paradiso.

A Giotto fu affidato il compito di raffigurare, dal 1303 al 1305, storie tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento che culminano nella morte e resurrezione di Gesù e nel Giudizio Universale. Saremo letteralmente rapiti dalla volta stellata, dalle figure allegoriche delle pareti, dalle Madonne del latte del Presbiterio. Qui Giotto raggiunge il massimo della sua arte meritandosi, a buon diritto, la definizione di primo pittore moderno per la naturalezza ed il realismo delle figure umane. La Cappella, dal 2021, è annoverata tra i siti UNESCO; è visitabile, su prenotazione, con un biglietto di euro 16, dal martedì a domenica.

Il tour di questa intensa giornata ci ha fatto conoscere uno scrigno di rara bellezza, dai mosaici di Ravenna ai capolavori della città patavina e di Pantalone in cui ritornerò per esplorarne altri tesori.

Come arrivare: in auto con l’autostrada A 14 e la SS253, oppure, provenendo da Roma con la superstrada E 45;

in treno, linea ferroviaria Bologna-Ravenna;

in aereo, aeroporto di Bologna, Forlì, Rimini.

Cosa mangiare: i piatti tipici vanno dai cappelletti, alla piadina, al castrato, ai passatelli nel ravennate. A Padova potrete gustare i bigoli, la gallina padovana, il bollito misto, il dolce del Santo, la torta Pazientina, la fugassa.